“Di chi è questo cuore” di Mauro Covacich: romanzo o racconti?

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“No, caro mio, si è sinceri solo quando la verità comporta un costo, non quando ci guadagni qualcosa. Tu che ci perdi a discettare in quel modo? Vuoi essere un uomo virtuoso? Be’, allora la tua virtù dev’essere una virtù crudele.

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Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood: realistica utopia?

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Il mio nome non è Difred, ho un altro nome, che adesso nessuno usa perché è proibito. […]
La notte sto sdraiata sul letto, con gli occhi chiusi, e il mio nome è lì, sospeso dietro gli occhi, non del tutto a portata di mano, che brilla nel buio.

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“Se vuoi vivere felice” di Fortunato Cerlino: Napoli non è l’Italia

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Non potevamo, non sapevamo fare di meglio. eravamo in balia di onde troppo alte in un mare troppo scuro, tra i detriti di una nave colata a picco. Non avevamo gli strumenti per tracciare una rotta.

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Nel cuore della notte, di Rebecca West: lentamente spezzarsi

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Il sole era sceso dietro la cresta delle colline sopra di noi, e l’aria era fredda, il fiume quasi bianco, i boschi che vi si riflettevano più neri che verdi. Non ero infelice. I giovani sono risollevati quando lo scenario tutt’intorno muta in sintonia con quello che sta accadendo a loro; la prendono come la prova che la vita è un’opera d’arte e risponde a un qualche disegno.

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Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore, di Carla Fiorentino: crescere a trent’anni

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[…] quand’è che questo futuro di cui tanto parlavamo e per cui tanto ci dannavamo sarebbe diventato presente. Cioè proprio non riuscivo a capire come sarebbe potuto arrivare questo futuro se continuavamo a procrastinare. Ed era stato allora che mi ero convinta che “il futuro” ce lo eravamo inventati per avere l’alibi di non fermarci. Per coltivare l’illusione che arriverà qualcosa, un domani, per cui è valsa la pena soffrire.

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“Il confine del paradiso” di Esmè W. Wang: il baratro sociale della malattia mentale

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Non ho mai conosciuto nessuno che si sia suicidato, e quindi non ho mai visto una lettera d’addio, anche perché di solito le ultime parole delle anime neglette che decidono di condannarsi vengono conservate in privato. Malgrado ciò non riesco a non pensare che queste lettere debbano essere molto simili, perché cos’altro si può dire se non continuare a ripetere Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace tanto, nello stesso modo in cui chi si innamora riesce a dire solo Ti amo, ti amo, ti amo […].

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“Buongiorno, mezzanotte” di Jean Rhys: il delirio in scena

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Se hai soldi e amici le case sono solo case, con i gradini che salgono fino alla porta d’ingresso; sono case amiche, con porte che si aprono e qualcuno, sorridente, ti dà il benvenuto. Se sei sicuro di te affondi bene le radici in un terreno adatto, le case lo sanno. Si fanno da parte, rispettose, e aspettano il povero diavolo senza soldi e senza amici: con lui si fanno avanti, minacciano, lo schiacciano. Niente porte ospitali né finestre illuminate, solo un’oscurità minacciosa.

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