“Dopo lo spettacolo” di Hirano Keiichiro: l’amore e gli infiniti dividui

«Se dovessi sapere che, da qualche parte nel mondo, tu sei morta, morirei anche io».

Mentre cerco le parole giuste per provare a parlarti di questo libro, nella mia testa sento solo un rimbombare di “che meraviglia, che meraviglia!” e nient’altro.
Sì, questo libro è davvero una meraviglia, una piccola perla di delicatezza, una storia di mille persone che sono solo due e dei loro destini che si incrociano e separano. Come sliding doors.

Makino e Yoko si conoscono dopo un concerto del primo. Lui, musicista, suona la chitarra classica. Lei, giornalista, assiste a quello spettacolo. Il destino (?) fa in modo che le loro strade si incrocino.
Nei mesi successivi si scrivono molto e scoprono entrambi un’affinità che va ben oltre la semplice amicizia. Un desiderare il tempo insieme. Cercano di risolvere gli impedimenti sulla strada della loro unione, ma il destino, che nel loro incontro è stato benevolo, non sembra collaborare.
Mentre loro vivono e camminano i loro passi, cercandosi, anche il mondo si muove e segue i suoi percorsi.

Più che l’impossibilità di amare profondamente il partner, la grande infelicità di entrambi era l’impossibilità di amare sé stessi per come erano quando si trovavano insieme al partner.

Quando ho iniziato a leggere questo libro ero in un periodo di vita in cui avevo bisogno di movimento, di azione. Correvo nei miei giorni e faticavo a rallentare nei libri. Non l’ho apprezzato da subito. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per adagiarmi ai suoi ritmi. L’ho lasciato sul comodino per un po’ e quando ho sentito di aver bisogno di tirare un sospiro di sollievo, quando ho sentito il male alla milza e l’affanno nei polmoni, l’ho ripreso.

E l’ho amato.

Non mi sarei mai aspettata tale delicatezza, tale cura. Le parole non sono solo scritte, unite a formare una storia: sono cullate, adagiate le une accanto alle altre. È struggente, di quella bellezza che ti tocca il cuore. È attento, ricco di dettagli che non sono lampadine, non ti saltano all’occhio, ma che passano lentamente in sottofondo, rendendo al tutto un suono armonico. Ecco, senza note stonate.

Fulcro di tutto sono le persone. Le costruisci pagina per pagina, come nella vita le costruisci giorno per giorno. E alla fine sai di non avere comunque un quadro completo, sai di non poterle conoscere. Le vedi muoversi nei vari ambiti della loro vita, nei vari luoghi, tra le varie persone, e inizi a visualizzare un’immagine di loro che non è bidimensionale, ma a tutto tondo. Come se fossero vere. L’autore lo chiama “dividuo“:

è un punto di vista per il quale non si tenta di cogliere l’identità di un essere umano semplificandolo e riducendolo a un’entità indivisibile (in-dividuale), ma si interpreta, invece, come un essere divisibile (dividuale) sulla base delle relazioni personali e degli spazi relazionali, considerando positivamente il dato di fatto che all’interno di ciascuno di noi diverse personalità si intrecciano in una rete priva di un centro.

Ecco, se volete lasciarvi meravigliare questo è il libro giusto. Come il primo fiore di ciliegio a sbocciare, esattamente così.

Quasi dimenticavo: preparatevi a “tifare” per alcune scelte rispetto ad altre!


  • Titolo: Dopo lo spettacolo (★★★★☆)
  • Autore: Hirano Keiichiro
  • Copertina flessibile: 464 pagine
  • Editore: Lindau
  • Collana: Contemporanea

Prezzo di copertina: € 26,00.
Acquistabile qui ad un costo ridotto.

Foto: copertina libro. Originale qui.

2 risposte a "“Dopo lo spettacolo” di Hirano Keiichiro: l’amore e gli infiniti dividui"

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